Canoa – porto e canali di Livorno

La canoa mi è servita per fare un dettagliato e lungo giro nei canali della vecchia Livorno, quei canali dove nel mese di luglio viene effettuata la manifestazione chiamata Effetto Venezia. Oggi praticamente i canali sono diventati un porto turistico, ci sono ancorate centinaia di imbarcazioni a motore. La cosa sgradevole è stata la puzza di fogna, a momenti asfissiante. Altro spettacolo la diga foranea davanti all’entrata del porto. in questa occasione ho visto da vicino, girandogli attorno lo scheletro arrugginito della  Moby Prince .

l Fosso Reale di Livorno è un fossato (da non confondersi con canale) che in origine seguiva il perimetro della città fortificata e che, in seguito, con l’abbattimento dei bastioni, ha perso definitivamente la sua funzione difensiva.

Il sistema dei fossi e dei canali livornesi, seppur soggetto a numerose modifiche nel corso dei secoli, mantiene inalterato gran parte del proprio fascino, tanto è vero che in passato ne è stato caldeggiato l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’umanità[1]

Attualmente il Fosso Reale ed i canali della Venezia Nuova hanno perso qualsiasi valenza commerciale e sono utilizzati principalmente per il ricovero di piccole imbarcazioni (ben 1500 – 2000 posti barca). [2] Negli ultimi anni è stato avviato un programma per il rilancio turistico del sistema dei fossi, con l’istituzione di itinerari in battello per i visitatori, presenti soprattutto nei mesi estivi in occasione della manifestazione di Effetto Venezia. Tuttavia l’intero complesso necessiterebbe di accurati restauri, per proteggere i rivestimenti lapidei dall’aggressione della vegetazione e per la ricostruzione di un lungo tratto di terrapieno crollato intorno agli anni novantadel Novecentoe ancora lasciato in calcestruzzo armato faccia a vista.

Nel settembre del 2003 mi ha preso un giorno la voglia di visitarli, quale mezzo migliore della canoa? Così partito da Calambrone, sono entrato nel porto e poi nei canali. Belli da vedere e pini di curiosità, ma quel giorno, maledettamente maleodoranti.

Il traghetto Moby Prince, della compagnia Navarma di proprietà dell’ armatore Vincenzo Onorato, salpa alle 22 del 10 aprile 1991 dal porto di Livorno con destinazione Olbia. A bordo si trovano 141 persone: l’ equipaggio, sardo, e alcuni turisti che si recavano in Sardegna provenienti da tutta Italia e dall’ estero. Alle 22,25 il traghetto entra in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, carica di petrolio greggio, ancorata in rada. Il traghetto prende fuoco, alle 22,26 il marconista del Moby lancia il may day. I mezzi di soccorso – capitaneria di porto, vigili del fuoco, pilotine, guardia di finanza e polizia – si dirigono verso la petroliera in fiamme. Il traghetto viene individuato alle 23,35. Una pilotina degli ormeggiatori si avvicina e vede una persona aggrappata al bordo della nave: è Alessio Bertrand, il mozzo, l’ unico supersite. Le operazioni di soccorso si prolungheranno per tutta la notte. Nella mattinata dell’ 11 aprile la carcassa del traghetto è finalmente spenta e fredda e viene rimorchiata nella darsena industriale. I periti e gli inquirenti salgono a bordo dove trovano 140 cadaveri, molti dei quali carbonizzati. Il traghetto viene posto sotto sequestro e così rimarrà fino al 1999, quando per un cedimento strutturale, il relitto affonda. Verrà poi recuperato e rimorchiato fino in Africa del nord, dove è stato smantellato..   Visitate il sito per dettagli

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