Pepe, non è una spezia.

 

 

 

 

 

 

 

Questo è Pepe un bellissimo cane così detto “da sangue”. In effetti sono dei segugi, specializzati con il passare degli anni a seguire tracce. Sia di sangue che di altri odori. Massimo è il suo proprietario, e con lui ho visto come lo si addestra. Pepe ha circa 10 mesi. La traccia che siamo stati a segnare era di sangue. Preso dal frigo e fatto sciogliere, lo abbiamo messo in uno spruzzino, per la comodità di cospargerlo su una zampa di cinghiale, legata ad un bastone. Quasi a buio e con l’aiuto di una lampada siamo riusciti a tracciare circa 400 metri. In un bosco con un tappeto di foglie secche. Con Pepe ci siamo andati il giorno seguente, dopo 20 ore circa. Guardate il filmato alla fine dell’articolo, per apprezzare quanto sia già bravo il cucciolo.


Bayerischer Gebirgsschweisshund

Origine, classificazione e cenni storici

Origine, classificazione e cenni storici
Origine: Germania.
Classificazione F.C.I.: Gruppo 6 – segugi e cani per pista di sangue

Chiamato in Italia “Segugio da montagna bavarese”, il suo nome tedesco significa gebirgs = montagna e schwisshund = sangue. Verso la fine dell’Ottocento, coloro che cacciavano i cervi, i camosci e la selvaggina delle zone della Germania settentrionale, adoperavano il “Segugio di Hannover” per stanare ed inseguire le prede. A lungo andare, questa razza si rivelò troppo pesante e quindi inadatto alla caccia nelle zone di alta montagna, dove i terreni sono dei più difficili. Quindi, a queste persone, occorreva un tipo di cane più leggero e con delle eccellenti qualità di agilità, in grado di sostenere lunghe camminate in grado di resistere alle difficoltà climatiche e fisiche di quei luoghi. Perciò decisero di tentare vari incroci tra questi “Segugi di Hannover” con femmine di razze assai più leggere di costruzione, come i “Bracken” ed anche con “Segugi tirolesi”. I prodotti di tali incroci si rivelarono subito ottimi nel loro compito venatorio. Dopo molta selezione in Germania si arrivò ad istituire un Club ed a comporre uno Standard. In questo modo sono arrivati a creare il Segugio Bavarese da montagna odierno.

Aspetto generale Cane di media mole e taglia, mesomorfo dolicocefalo. Classificato morfologicamente come tipo braccoide. È un cane piuttosto leggero, molto muscoloso. Il suo corpo è leggermente allungato, leggermente rilevato posteriormente. Poggia su arti non troppo lunghi. È un cane abbastanza ben proporzionato nell’insieme. È una razza dall’espressione seria e intelligente.

Carattere E’ un cane di resistenza pregevole. Ha delle grandi qualità di temperamento. È una razza selezionata appositamente per aiutare l’uomo nella ricerca della preda da cacciare, lavoro nel quale è indiscutibilmente una della razze migliori del mondo. La sua fedeltà e devozione nei confronti del padrone è davvero ammirevole. In campo aperto non lascia scampo a cervi, caprioli e ad altri animali selvatici di media e grande dimensione. Si rivela anche un ottimo compagno per la famiglia. Se abituato è possibile farlo vivere anche in casa. Mostra il lato migliore di sé quando si trova i luoghi boschivi ed in zone selvatiche.

INCOMINCIAMO A CAPIRE IL CANE DA TRACCIA.

Il cane  da  traccia appare come l’ausiliare  più importante nel nuovo scenario della caccia agli ungulati in Toscana.  Basti pensare a quanti cacciatori si dedicano alla caccia al cinghiale nella forma della braccata,  ove il segugio appare l’elemento trainante e determinante.  Ma quanti cinghiali passano le  poste riportando ferite  più o meno gravi?

Da statistiche fatte  negli anni passati  si può considerare che  una  squadra   di  cacciatori,   specializzatia per  il cinghiale,  spari  ad  un  numero  almeno  doppio di animali rispetto  a quelli  che  cadono  fulminati,  alle  poste.  Di quelli  che riescono  a passare la  “Linea Maginot” delle poste,  almeno il 20-30%  risultano colpiti in maniera più o meno grave. E i ferimenti aumentano in proporzione al maggior uso della canna liscia.

Ciascuno si prenda con pazienza  il tempo di fare  i calcoli di quanti cinghiali può perdere la “Sua Squadra”.  Il cane da sangue esegue il  suo lavoro  di recupero proprio dopo il  colpo sparato dal cacciatore  e quel  30% potrebbe, quando  recuperato,  allargare per gran parte il  numero dei capi abbattuti dalla squadra.

LA TRACCIA ARIFICIALE

Si raccoglie del  sangue,  possibilmente di selvatico, ma va         bene  qualsiasi  tipo  di  sangue,   si  conserva  in  frigo     (freezer)   per  pochi  giorni  impedendo  la  coagulazione aggiungendo un pò di cloruro di sodio oppure per  fare i più sofisticati  aggiungendo  anti-coagulanti   come  l’eparina sodica o altri. Alle prime uscite la traccia può essere fatta  imbevendo una spugnetta nel sangue   strizzandola o toccandola a terra per un tratto di poche decine di metri. Oppure con una bottiglia a beccuccio si  lasciano  cadere  delle  gocce,  non molto abbondanti, lungo un percorso, che verrà contrassegnato ogni tanto  da  del  nastro  isolante  colorato  da  attaccare ai ramoscelli delle piante  oppure  (personalmente lo ritengo migliore)  da pezzetti di carta,  ottenuti dai fazzoletti da naso che risultano più facilmente biodegradabili.  La  segnatura della traccia serve per  correggere eventuali errori del cane durante l’esercizio.

Il  cane  va  condotto  sulla traccia almeno  2-3  ore dopo, sempre al guinzaglio (lunga di 3-6 m.) lasciandolo ragionare senza disturbarlo con l’incitamento,  ma correggendolo lungo il percorso segnato, lasciandolo anche sbagliare. Capirà più facilmente  quale sarà  il  suo lavoro.  Molto dipende dalla sensibilità e preparazione del conduttore.  Proseguendo con l’addestramento la  lunghezza  della traccia diverrà sempre  maggiore  e  la  quantità  di  sangue sempre minore  fino  ad  arrivare  a 200-250  cc  per  1-1,5  km. e ritardando progressivamente  il  tempo (fino almeno alle  12  ore) che intercorre dalla segnatura alla ricerca col cane.

L’esercizio della traccia artificiale deve essere ripetuto a lunghi intervalli (10-20  gg)  per non “far giocare” il cane il quale poi non presterebbe la massima attenzione su quella naturale. In  fondo alla  traccia è  buona  norma  far  trovare sempre qualche  cosa:  una  pelle secca o congelata,  uno zampetto, oppure quando cala la passione o la tensione un animale vero vivo o morto.

Importante è addestrarlo sul  “cambio”  cioè  l’incrocio con altra traccia fresca  di  altro animale,  che  ovviamente il cane  non  deve  seguire.  L’esercizio  sul  lavoro consente questa sicurezza.  Spesso  succede che  il  cacciatore poco accorto che ferisce, “si faccia giustizia da sè” utilizzando cani da caccia non addestrati,  personali o di amici, per la paura di perdere il selvatico.  Alla fine, deluso, chiama il cane da traccia.  Questo comportamento disorienta il cane da traccia, il  quale  sentendo  altri  odori  di  cani  sulla traccia,  spesso abbandona la stessa.  Ugualmente si verifica spesso quando il cacciatore  segue la  traccia per ritrovare l’animale,  sovrapponendo continuamente il  proprio  odore a quello dell’animale. Per  conseguire  un  buon  addestramento il  cane da traccia dovrebbe essere in continuo esercizio su  traccia naturale o artificiale.

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