Palazzo Vecchio visto da sotto. Sotterranei.

Maria Luna Moltedo
ARCHEOLOGIA. Dal 25 settembre è possibile visitare i resti di un teatro romano rimasto sepolto per oltre un millennio sotto l’edificio che ospita il Comune di Firenze. Dopo sei anni di scavi, ripresi dopo un lungo oblio, è tornato finalmente alla luce un reperto di grande interesse.

Firenze è per tutti la città del Rinascimento. Ma esiste una Firenze scomparsa, dimenticata, invisibile, celata sotto le strade e le case della città attuale, come in questo caso sotto Palazzo Vecchio, testimone-contenitore della storia fiorentina. Da sabato 25 settembre è possibile visitare un teatro romano sotto Palazzo Vecchio che è rimasto sepolto per oltre un millennio e dopo sei anni di scavi, ora torna finalmente alla luce. Sembra incredibile, eppure, nelle fondamenta di Palazzo Vecchio è nascosto un sito archeologico di grandissima importanza. Il teatro romano di Firenze aveva la cavea rivolta verso piazza della Signoria e la scena lungo piazza San Firenze e via dei Leoni. Era incassato nelle mura che facevano angolo attorno ad esso lasciandolo però fuori dalla cinta. Durante i secoli V e VI il teatro cadde in disuso e, probabilmente in progressivo degrado. Durante il periodo longobardo divenne un caposaldo difensivo e sui resti del teatro vi fu costruita la torre del Guardingo.

Nell’alto medioevo vi furono ricavate delle carceri utilizzate fino al XIII secolo. Nei secoli successivi la costruzione in varie fasi del Palazzo Vecchio e delle strade e degli edifici circostanti, cancellò le tracce visibili del teatro. I primi resti del teatro vennero scavati nel 1876, in occasione del rifacimento di un fognone in via de’ Gondi, quando vennero tagliati obliquamente nove cunei della sostruzione della cavea. Altri scavi ebbero luogo nei sotterranei di palazzo Vecchio nel 1935, ripresi poi recentemente, nel 2006-2007 da Riccardo Francovich e poi portati avanti dopo la sua scomparsa e tutt’ora in corso. L’edificio, che è stato datato al I secolo d.C., era di forma semicircolare con gradinate che nel corso del tempo vennero demolite fino al livello della strada e reimpiegate probabilmente per altri edifici vicini.

La capienza era molto grande e testimonia lo sviluppo demografico della città all’epoca: secondo alcune stime poteva contenere fino a 15mila spettatori, gli stessi del Teatro Marcello a Roma. Si conosce con una buona approssimazione il diametro del teatro e dell’orchestra, che erano rispettivamente 100 metri e 35 metri circa. Alla fine del 1800 furono trovati i primi resti del teatro e venne disegnata su una mappa la sua presenza. Sopra i resti del teatro si possono vedere anche quelli di alcune case medievali con dei portoni, un pozzo, il selciato. 

Nel teatro romano venivano rappresentati i “giochi drammatici” (ludi scenici). I primi attori erano etruschi e si chiamavano Histriones, nome che mantennero anche presso i romani. C’erano tre tipi di giochi drammatici: la Commedia, che era una rappresentazione della vita comune (quotidianae vitae spectaculum) dove i vizi e le pazzie venivano messe in derisione e l’azione aveva quasi sempre un lieto fine; la Tragedia: era questa una rappresentazione eroica  di azioni gravi e terribili con fine infelice; gli attori per conseguire una figura da eroe portavano le scarpe con la suola alta ossia i coturni.

Poiché nei teatri gli attori sulla scena potevano essere troppo distanti dall’occhio degli spettatori sulle gradinate più alte, non potendo rivelare i tratti del loro viso, vennero in uso le grandi maschere facciali di terracotta, le quali rappresentavano i tratti caratteristici dei vari personaggi. Le maschere erano concepite internamente a forma di tromba parlante all’altezza della bocca, per rinforzare il suono. Il teatro romano di Firenze è rimasto in uso fino a tutto il V secolo d.C. poi, nel secolo successivo cominciò l’abbandono con le guerre goto-bizantine.

Nel 2004, Comune e Soprintendenza hanno deciso di far partire gli scavi condotti dalla Cooperativa Archeologia sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Il percorso dentro i sotterranei di Palazzo Vecchio si estende su due passerelle rosse, che danno la possibilità di ammirare dall’alto le vestigia. All’ingresso una linea curva di muratura delinea perfettamente la scena lasciandola immaginare. Una delle immagini più suggestive è quella delle “burelle”, come Dante le chiamava (probabilmente da barus ovvero buio), i corridoi voltati che reggevano. Scendere nel sottosuolo significa anche entrare in contatto con la stratificazione della città e percepire i secoli di storia che ci avvolgono. Si tratta così di un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio nel sottosuolo di una parte dell’antica Florentia.


FLORENTIA

Incerta è la data della fondazione della colonia di Florentia che nel tempo è stata variamente attribuita, a parte fantasie mitologiche, a Silla, a Caio Giulio Cesare o a Ottaviano. Gli storici sono concordi nel datare alla seconda metà del I secolo a.C. la fondazione della colonia romana di Florentia. Al tempo del II Triumvirato risale l’effettivo impianto della città e la centuriazione del suo territorio, per poter sistemare i veterani per mezzo dell’assegnazione di terreni. La città e i suoi dintorni vennero definiti secondo un preciso piano che coinvolgeva l’impianto urbano e il territorio agricolo. Per l’urbe fu seguita la regola ideale dell’orientamento secondo gli assi cardinali, mentre il territorio circostante fu sistemato tenendo conto della conformazione idraulica. Dalle foto aeree, ancora oggi, si possono distinguere il cardo massimo orientato Nord-Sud (da Via Roma all’Arno) e il decumano massimo orientato Est-Ovest (l’attuale percorso di Via Strozzi e Via del Corso) che si incrociavano all’altezza dell’attuale Piazza della Repubblica, sede del Foro della città e del Campidoglio. Durante i secoli dell’Impero infatti, la città si arricchì di tutti quegli edifici ed infrastrutture che caratterizzano le città romane: un acquedotto (dal Monte Morello), due terme, un teatro e un anfiteatro. Tra il I e il II secolo fece parte del vasto sistema commerciale dell’impero romano, grazie anche al porto fluviale, che consentiva commerci con Pisa. Nel tardo impero fu coinvolta nelle generale crisi dell’impero e nel VI secolo con le guerre greco-gotiche e la conquista longobarda si aggravò definitivamente la situazione di generale impoverimento.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Musei e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.