Alluvione a Monterosso Mare – Vernazza. Cinque Terre

Oggi sono stato di persona con un cameramen, Simone Bonechi, mio amico, a fare riprese e interviste nelle località dove si è abbattuta l’alluvione. Avevo dei ricordi tragici di quella del 1966, che hanno influito molto sul mio rapporto con l’acqua. La disperazione di persone che nell’arco di un’ora  perdono i ricordi di una vita. Facendosi dalle piccole cose,  foto, giochi dei figli, collezioni di piante grasse, animale domestici, oggetti di varia natura accumulati nei giardini, nelle cantine e nei garages nell’arco di una vita. Per poi salire a interi appartamenti gettati dai soccorritori nelle strade, salotti, armadi, con il loro contenuto (es. abito da sposa), cucine, intere librerie con le raccolte dei volumi scolastici di figlie e nipoti. Oltre alla perdita delle cose in oro, come le fedi di mariti o mogli deceduti, regali irripetibili, per occasioni irripetibili. Chi aveva un negozio, o se lo è ritrovato completamente svuotato dalla furia delle acque, o completamente riempito di detriti, sassi, piante e rena. L’alluvione è l’azzeramento del passato, un potente colpo di spugna, che ti porta via tutto.

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