01 Tappa – Da Pamplona a Estella

2 Giugno. Finalmente è arrivato il giorno che decidiamo di iniziare il ns. camino di Santiago. Le condizioni meteo non sono ottimali, ma chi se ne frega. Altrimenti non partiamo più. Mi metto i pantaloni lunghi e mi vesto da freddo. Ieri nella perlustrazione ci siamo resi conto del freddo che potrebbe fare sul Alto del Perdon. Non eravamo ancora fuori da Pamplona che che ci siamo imbattuti in un ciclista che viaggiava sul marciapiede di conchiglia in conchiglia e con la testa affondata nella carta. Non son passati molti km. cha alla fine abbiamo scoperto che era italiano. Claudio, che da Torino era venuto in bici, e andava a Santiago. Aveva sopportato un tempo infame per oltre una settimana, acqua freddo e neve lo avevano accompagnato fino a Pamplona. Lui aveva una bici stradale da trekking. Per cui insieme abbiamo deciso di non fare il cammino da Cizur Menor, ma seguire la strada asfaltata. Quella fatta ieri in macchina. Aleandro integralista è andato per la via dei pellegrini. Claudio ha dovuto riparare un paio di volte la catena che gli usciva dalla sede e si incastrava tra rocchetti e razzi. Comunque contro un vento infame siamo arrivati all’Alto del Perdon. Nonostante l’abbia dovuta spingere nel pantano, Aleandro era arrivato prima di noi, e per sfuggire al vento freddo ci era venuto incontro al riparo del bosco. Dopo aver fatto una discreta quantità di foto abbiamo proseguito il Cammino. Ale integrale e noi asfalto. Dopo Uterga e Maruzabal si incontra Obanos, qui il percorso Aragonese si innestava sul Francese. Il paesaggio è bello e variegato con colline e dossi, boschetti e campi. Comincia la cultura della vite, a confronto con noi, le piante sono alte non più di 50 cm. e non hanno sostegni. Mi immagino che le ciocche di uva matura poggeranno a terra. Le cicogne ci attendono sul campanile di Puente la Reina. Andiamo a rimangiare nel solito ristorante di ieri, mentre Claudio, meticoloso calcolatore di calorie, integerrimo e ligio a sali minerali ecc. lo ritroviamo dopo pranzo. Insieme andiamo sul famoso ponte, da noi già conosciuto ieri. Alla fine di una salita, dove abbiamo tutti spinto la bici, sotto un sole che faceva rimpiangere le nuvole del mattino, e dove Claudio ha riavuto problemi alla catena, che ho visto? Prima di Maneru, quando si dice il destino, sarebbe bastato una sosta di un minuto in più, a mangiare, a prendere il caffè, a fare una foto, che non avrei incontrato Ximena. La pellegrina che camminava pianissimo incontrata a Pamplona. Come mi ero ripromesso, mi son fermato, l’ho baciata e gli ho espresso tutta la mia ammirazione per quello che stava facendo. Mi ha raccontato del suo incidente che l’aveva costretta per anni sulla carrozzina a rotelle, e ora pensava che in un paio di mesi avrebbe raggiunto Santiago. Ci siamo scambiati il num. di cell. e l’email e ci siamo salutati. Per me l’incontro con Ximena valeva già tutto il Cammino. Pedalando ancora in una bella campagna “tipo toscana centrale” siamo arrivati a Estella. Claudio, organizzatissimo, con l’aiuto costante della moglie, aveva già trovato l’ostello. Quando arrivi tardino prendi quello che trovi. Le brande appoggiate al muro vanno via come il pane, quelle vicine a prese elettriche idem. Gettate le borse della bici accanto alla branda assegnata non vedevo che l’ora di farmi una doccia. Fatta quella ho cominciato a riconnettermi con il mondo. Ero stanco. Due Italiani, moglie e marito Giovanna e Giorgio  hanno proposto di fare una spaghettata. Giovanna è riuscita a trovare degli spaghetti e ci ha fatto una pomarola niente male. Subito dopo sono scappati tutti per la messa della sera e li ho persi. Preparativi per la notte, tappi negli orecchi, ricerca di coperte e buona notte. Cosa succede la notte immaginatelo. Chi russa, chi si incomincia a massaggiare alle 4 del mattino, chi fa stretching, chi scende facendo cigolare le brande, dormire ha del miracoloso.

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