Partenza da Lourdes – Saint Jean Pier de Port – Pamplona

Oggi 30 maggio. Il nostro arrivo a Pamplona e’ stato molto ritardato a causa del salvataggio di Alberto. Siamo arrivati alle 19,30 passate. Non conoscendo la citta’  non abbiamo trovato la zona degli alberghi. Abbiamo imparato, dopo, che si trovano per la maggior parte sulla via del Cammino. Quando ormai avevo deciso di dormire in macchina, sotto un’acqua come le funi passa un capellone che ad un cenno, si avvicina e ci indica dove e’ un hostel. Lo troviamo, e’ conosciuto come quello del tedesco. Si chiama albergue Casa di Paderbon. Quando chiediamo se hanno una camera, visto i nostri abiti civili, ce la rifiutano perche’ dice che non siamo pellegrini. Gli facciamo vedere la macchina carica di biciclette e borse e gli diciamo che forse partiamo domani se non piove, si convice e in fretta e furia vuole disbrigare le pratiche di registrazione. Buco ha voluto che fossero gli ultimi due posti liberi, il 23 e 24. Con una furia che non riuscivo a capire ci porta nella stanza dove ci sono quattro letti a castello e ci dice di mangiare subito, se ce ne abbiamo. Ci riporta a piano terra e ci fa trangugiare quel poco che abbiamo. Risalgo le scale e capisco il perche’ di tutta quella fretta. Le luci in camera sono gia’ spente. Alla nove c’e’ il coprifuoco, tutti a letto e dormire. Non avevo neppure fatto in tempo a sciaquarmi il viso, o a prendere il sacco a pelo dalla borsa della bici. Salgo, non senza difficolta’ al piano superiore della branda, Ale si era messo anche lui sopra all’altro inquilino, e fortunatamente c’era a disposizione una copertina di paille. All’inizio ho pensato che bastasse, ma durante la notte ho cominciato a tremare. Non avevo pero’ il coraggio di scendere e fare chiasso. Per fortuna alle 2,15 uno degli altri due ospite si e’ alzato per andare a fare pipi’ e subito dopo anche l’altro. Sono saltato giu’, ho acceso la luce, ho cercato i pantaloni della tuta e la giacca pesante da bici, e quando sono tornati, sono andato anche al bagno. La notte e’ passata indenne da freddo. Alle sei in punta la tedesca accende la luce e con una voce perentoria ci ha invitati a fare colazione. Svelti, svelti. Neanche il sergente durante la naja ci trattava cosi’. Siamo scesi a fare colazione e ci siamo seduti ad un tavolo dove c’erano due posti liberi, e una signora. Subito si fanno le presentazioni, e si scopre che e’ un’italiana. Una valdostana che ci racconta un po’ del suo viaggio, in furia, perche’ anche lei e’ gia’ con la testa a camminare verso il nuovo traguardo. Ritorniamo in camera, ci laviamo un po’ rifacciamo le valigie e via a portarle in macchina perche’ alle otto l’ostello deve essere abbandonato. Pioviscola un po’ ed è freddo, prendo l’ombrello e insieme a Aleandro ci avviamo a scoprire la citta’. Pamplona ha una cinta muraria quasi intatta. Infatti le entrate alla citta’ alta sono due. Noi ci facciamo la cinta esterna e poi ci avviamo alla porta dei pellegrini. Mentre siamo qui a fare foto vediamo arrivare trascinando la gamba sinistra una pellegrina cha ha dormito nel nostro stesso hostello. Ci guardiamo e ci domandiamo come faccia conciata in quelle condizioni a fare salite e discese che trovera’ sul percorso. Quando trascina la gamba sx la punta del piede traccia un solco nei sassolini dello stradello. Andiamo a fare la colazione nel piu’ antico e barocco bar della citta’. Una vera istituzione di Pamplona. Ci torneremo a pranzo e a cena. Facciamo una lunga camminata alla scoperta del percorso dei pellegrini per uscire dalla citta’. E’ cosi’ che ritroviamo alla bellissima fortezza a stella, intatta in tutte le sue mura, uno spettacolo. Nel pomeriggio andiamo a scoprire dove si trova l’arena dove si svolge la Corrida. Fortunatamente ci stanno organizzando una festa della birra, e così la possiamo vedere dall’interno. Qui arrivano tutti i tori della famosa corsa degli stessi per le vie di Pamplona, che si svolge per la festa del patrono S. Firmino.  Più tardi andiamo a vedere dove si trova la stazione, perche’ e’ nostra intenzione di lasciare la macchina in un posto relativamente tranquillo per poi ritornare a riprenderla quando lo riterremo opportuno.

Oggi 31 maggio. Piove ancora e il tempo non è per niente invitante, oltre che essere freddo. Così decidiamo di rimanere ancora a Pamplona. La città non si sveglia molto presto, Gli spagnoli in genere preferiscono vivere la notte, e solo intorno alle 10 comincia a popolarsi. Colazione al Cafè Iruna il più antico bar di Pamplona, una istituzione. Dopo a testa alta a vedere le migliaia di terrazzine che popolano le vie e viuzze della città. Non c’è apertura sulle facciate delle abitazioni che non abbia il terrazzo. Visitiamo la cattedrale.

Eretta sull’estremità del centro storico di Pamplona, nello stesso punto in cui venne fondata la Pompaelo romana, si trova laCattedrale di Santa María di Pamplona, opera che rappresenta l’apogeo del gotico del XIV e XV secolo. Questo monumento emblematico è quello che conserva le maggiori vestigia storiche ed artistiche della città. In questa cattedrale vennero coronati i re, si riunì il Parlamento e per tre secoli fu sede della giunta provinciale.La sobrietà della facciata neoclassica, opera di Ventura Rodríguez, contrasta con l’estetica gotica dell’interno del tempio, la cui navata centrale, di 28 metri di altezza, ospita lo splendidosepolcro di Carlo III di Navarra e di sua moglie Eleonora di Castiglia. Tuttavia, il vero gioiello di questa cattedrale è ilchiostro, considerato uno dei più raffinati del gotico universale, che i visitatori non devono mancare di visitare.
Fin dalla fondazione romana di Pamplona, il terreno su cui sorge la cattedrale è stato scelto come sede del principale tempio cristiano della città. Fu proprio lì dove Carlo III Il Nobileordinò di costruire l’attuale edificio nel più puro stile gotico, prendendo ispirazione da altre magnifiche cattedrali come quella di Bayonne in Francia. La sua posizione sul percorso dei pellegrini diretti a Santiago, fece sì che l’edificio venisse costruito con un’abside poligonale con deambulatorio, caratteristico delle chiese del pellegrinaggio.La cattedrale di Pamplona è stata restaurata tra il 1992 e il 1994 e nel corso dei lavori che hanno riportata alla luce la ricca policromia che copriva originariamente i muri, le colonne e il soffitto (nascosta nel 1773 da una mano di pittura che imitava il colore della pietra). La luminosità del tempio fu aumentata con lampade rivestite in argento e forgiate nei laboratori di Granada. I lavori di restauro hanno confermato l’esistenza di templi precedenti del VI e X secolo, oltre a consentire il rinvenimento di una cripta romanica sotto l’abside sinistro della chiesa.La facciata della cattedrale, dai tratti neoclassici è indubbiamente l’elemento più polemico dell’insieme; opera dell’architetto di Madrid Ventura Rodríguez, la giunta municipale ne ordinò la costruzione nel 1783 per sostituire la precedente chiesa romanica, ormai molto degradata. Fortunatamente ancor oggi si possono contemplare gli splendidi capitelli conservati presso il Museo della Navarra. Il corpo principale rispecchia fedelmente il tempio greco, con frontespizio e colonne, alle cui estremità sorgono due alti campanili, uno dei quali ospita la Campana María che con un peso di 12 tonnellate è la seconda più pesante della Spagna. Secondo la tradizione, il confine del territorio che viene chiamato “Conca di Pamplona” è tracciato nei punti fino ai quali giunge il rintocco di questa campana.

Tutto il giorno scrutiamo il cielo nella speranza di miglioramenti, controlliamo sullo smartphone le previsioni del tempo, ma nessuno ci da indicazioni di miglioramento.

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RACCOLTA   GENERALE   FOTO 

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