Cristalli di Alberto Giazotto

Marcello Massimo e il sottoscritto hanno visitato la mostra dei Cristalli allestita al museo della Specola di Firenze. L’idea, partita da Marcello, di visitare LA SPECOLA, ci ha subito interessato, e nell’arco di pochi giorni l’abbiamo eseguita. Una bella sorpresa, del tutto inaspettata, è che in questo periodo sia possibile vedere la più grande esposizione di minerali del mondo. Fantastica, affascinante. La collezione è di Alberto Giazotto.

Tratto dal sito http://www.mostracristallifirenze.it/it/collezione.htm

La storia della collezione, composta da oltre 500 esemplari, coincide con la storia del suo fondatore: Alberto Giazotto. Fisico particellare, a capo di importanti progetti scientifici e giramondo, Giazotto viene incantato dalla magia dei cristalli fin da piccolo e come tanti inizia una piccola collezione che con il tempo diventerà una “meravigliosa” ossessione.

“Tutto nasce negli anni della guerra, precisamente nel 1943” quando inizia ad appassionarsi, bambino, ai cristalli attraverso l’osservazione di rocce e minerali lungo il greto del fiume Dora. Prosegue poi, e si alimenta, grazie alla passione della madre per gli oggetti antichi e la conseguente frequentazione di bottega d’antiquari “… ai quali – scrive Giazotto – chiedevo immancabilmente se per caso avessero trovato nelle soffitte dei palazzi romani minerali e cristalli. La fortuna aiuta gli audaci: un antiquario aveva trovato una grossa scatola piena di minerali cristallizzati che mi donò generosamente”.

Nella ricerca del bello e unico investe molte delle sue energie, viaggiando da un capo all’altro della terra pur di impossessarsi di un raro esemplare. Acquista campioni singoli da anonimi minatori pachistani, brasiliani, cinesi o collezioni intere o parti di esse quali, ad esempio, nel 1984 quella di Titta Ruffo (figlio del grande cantante) composta inizialmente da oltre 1.500 pezzi – fosfofilliti, argenti di Kongsberg, il crisoberillo geminato a stella, molte tormaline, le berilli – che oggi si trovano per la maggior parte nel Museo Regionale di Storia Naturale a Torino.

Del 2001 è un’altra importante acquisizione, si tratta della collezione di Gerlando Bennardo, amico personale di Giazotto, che per diversi anni aveva lavorato presso la miniera di Giumentario. Oltre agli zolfi, ne facevano parte, ora confluiti nella collezione Giazotto, eccezionali associazioni di celestite blu su zolfo arancione della miniera La Grasta, incredibili cristalli di gesso su zolfo e aragoniti di Cianciana simili ad acquemarine per forma e colore.

A partire dal 2003, Giazotto ha dedicato sempre maggior attenzione e tempo ai minerali, da allora un certo numero di esemplari eccezionali è entrato a far parte della collezione: minerali della Russia, della Cina, del Pakistan, del Brasile, dell’Afghanistan.

In mostra confluisce una grandissima parte della collezione compresi cristalli e aggregati cristallini, tra questi si possono citare: il campione di cuprite di Onganja, Namibi); la grande elbaite fascicolata di Paprok, Afghanistan; l’elbaite di Coronel Murta, Brasile; il cristallo di gesso di Niccioleta, Toscana.

Un cristallo (dal greco κρúσταλλος, krýstallos, ghiaccio) è formato da atomi, associati in una disposizione geometricamente regolare che si ripete indefinitamente nelle tre dimensioni spaziali.  Mondo affascinante e sconosciuto, i cristalli sono stati oggetto di ricerca, collezionismo, studio e commercio occupando da sempre un posto di rilievo nella storia economica e scientifica, nell’evoluzione della cultura, dell’arte e perfino della medicina.

I cristalli rappresentano la manifestazione più eclatante della natura intima dei minerali e, più in generale, della materia allo stato solido. Possono formarsi in ambienti e condizioni chimico-fisiche diverse ed essere caratterizzati da differenti velocità di crescita e dimensioni raggiungibili. Il fattore tempo gioca un ruolo critico. Per la formazione di grandi cristalli occorre che le condizioni chimico-fisiche non mutino eccessivamente, altrimenti il cristallo non solo cessa di crescere, ma può addirittura iniziare a dissolversi.

Altro fattore fondamentale è lo spazio: è molto improbabile che un cristallo riesca a crescere senza saturare tutta la superficie disponibile e, quindi, senza perdere la sua connotazione di cristallo separato da altri. I cristalli perfetti sono il risultato di crescite indisturbate e regolari che, nelle rocce, possono avvenire entro cavità e fessure.

I cristalli si trovano in ogni tipo di roccia e sono oltre 4.000 le specie mineralogiche, rinvenute sino ad oggi in natura. Tuttavia, anche se quasi tutte cristallizzano, solo alcune fra queste specie forniscono cristalli di dimensioni apprezzabili a occhio nudo e, solo poche decine, sono in grado di generare cristalli che possono formare campioni di dimensioni esteticamente rilevanti. Esiste una gran varietà di ambienti geologici nei quali avviene la crescita di cristalli, da quelli più profondi situati sino a oltre 100 km di profondità dove si trovano inclusi nella massa delle rocce, come nel caso del diamante, a quelli intermedi e superficiali dove è permessa la formazione nelle rocce di cavità cristallizzate.

I cristalli di minerali che per proprietà come resistenza, durezza, buon colore, elevata trasparenza ed elevato indice di rifrazione possono fornire pietre duresemipreziosepreziose, si formano in genere nella crosta terrestre a una profondità compresa tra i 3 e i 12 chilometri.

I cristalli, a qualunque profondità si siano formati, dopo essersi conservati nella roccia madre, anche per tempi lunghissimi, se esposti agli agenti atmosferici vengono rapidamente distrutti.

La mostra desidera infine sollecitare una riflessione sul concetto di “ecologia del sottosuolo”. Gran parte dei cristalli esposti, infatti, provengono da miniere esaurite. La domanda crescente di energia e materie prime dell’economia mondiale sta portando ad un rapido e generalizzato esaurimento dei giacimenti e delle risorse minerarie. Queste ultime, infatti, una volta estratte e consumate, non possono essere ricostituite. Poiché alcuni dei cristalli in mostra si sono formati addirittura oltre un miliardo di anni fa, è del tutto evidente che non si possano creare di nuovo se non in un arco temporale altrettanto lungo. Quindi, così come esiste una coscienza ecologica sul regno animale e vegetale, è indispensabile attivare un’opera di sensibilizzazione anche per questa categoria di beni naturalistici che, altrimenti, rischiano l’estinzione.

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